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I MOSO!

Ascolta l’intervista a Francesca Rosati Freeman, la prima donna occidentale a raggiungere i Moso, una società ancora matriarcale stanziata nella Cina sudoccidentale, più precisamente nello Yunnan (Yun= nuvola, nan= sud), situata ai piedi dell’ Himalaya, ai confini con il Tibet, in un paesaggio di valli e montagne attraversato dal fiume Yangtze.

Un’unica strada conduce al lago Lugu, “lago Madre” nella lingua dei Moso, a 2.700 metri sul livello del mare. A 300 km vive la società dei Naxi (si pronuncia “nasci”), imparentata con i Moso, ma occorrono 7 ore di auto per arrivarci. Originariamente anche i Naxi erano una società matriarcale: non lo sono più da alcuni secoli, perché, più esposti dei Moso all’influenza delle varie dinastie imperiali cinesi che si sono succedute, hanno subito l’imposizione delle loro leggi, compreso l’obbligo del matrimonio. Oggi sono riconosciuti dal governo cinese come minoranza etnica nazionale autonoma. Le diapositive che accompagnano il racconto di Freeman, ritraggono alcune donne Naxi con abiti tipici. Ciò che colpisce del loro abbigliamento, è la ricchezza di simboli “celesti” di cui sono ornati: la Luna, il Sole e le 7 stelle dell’Orsa Maggiore a sottolineare il legame di queste popolazioni con il cosmo – «portano l’universo sulle spalle». Anche ai Moso fu imposto il matrimonio, ma con la morte di Mao Tse Tung, la prescrizione non fu più osservata e si tornò all’usanza matriarcale e, a differenza dei Naxi, i Moso non sono amministrativamente autonomi.

La casa. All’ingresso del villaggio principale campeggia la targa di benvenuto, che recita in cinese e in inglese: “Benvenuti nel Paese delle Donne”. Inizia da qui il viaggio nella vita quotidiana dei Moso. Le case sono costruite interamente in tronchi di legno e si compongono di una stanza comune, detta Meng Low, che è anche la stanza dove si ricevono le visite e dove dorme la “Dabu” la persona che tiene le redini dell’estesa famiglia. Comunicante con questa, c’è una terza stanza, la “camera dei misteri”, la cui porta è sempre chiusa: qui, si dà alla luce e si onorano i defunti. Nella Meng Low ci sono panche basse tutt’intorno che a sera diventano letti per i bambini che vivono nella casa. Al centro della stanza c’è un focolare costantemente acceso con sopra una marmitta piena di acqua, per avere sempre acqua calda per cucinare, per il tè e da bere, poiché i Moso non bevono acqua fredda. La famiglia moso è una famiglia estesa a discendenza matrilineare: i figli sono della famiglia della madre. Nonostante le donne Moso possano avere due bambini ciascuna (in casi rari, è concesso loro di averne fino a 3), l’indice di natalità resta basso, circa lo 0,8%: in una famiglia moso ci potrebbero essere più donne in età di procreare e se ognuna decidesse di avere due figli, come consentito dal regolamento vigente, ci sarebbero troppi bambini di cui occuparsi. La maternità è estesa anche ai figli delle altre donne: i bambini infatti considerano le altre donne della famiglia come “madri”, anche se distinguono la madre naturale da queste. In netta controtendenza rispetto alla politica nazionale del figlio unico maschio, nascere bambina non solo è consentito, ma è una benedizione in area moso.

La famiglia. I Moso vivono nella stessa famiglia fino alla quarta generazione, insieme alla Dabu, la donna più anziana che ricopre il ruolo di capofamiglia. La sua autorità è riconosciuta da tutti i membri del nucleo familiare e la sua elezione è regolata da criteri di meritocrazia: al momento della successione, infatti, la Dabu in carica sceglie colei che prenderà il suo posto tra le donne della sua famiglia più meritevoli per imparzialità, capacità della gestione domestica e dei beni, moralità e rispetto per la persona. Questi elementi determinano l’autorità della Dabu, che non abusa mai del suo potere: le decisioni sono condivise ma lei ha l’ultima parola, e possono coesistere due Dabu senza che vi sia competizione tra di loro. Nonostante l’uomo abbia un ruolo secondario all’interno della famiglia, tuttavia non è oggetto di oppressione da parte delle donne: sa occuparsi molto bene dei figli delle sorelle, costruisce e ripara la casa. Una siffatta distribuzione dei ruoli ne fa una società democratica ed egualitaria. Il matriarcato moso, infatti, non è l’equivalente del patriarcato.

Le attività lavorative. I Moso sono una società contadina, uomini e donne lavorano indistintamente la terra servendosi di una tecnologia semplice: aratro a trazione animale, per l’aratura, bastone da scavo, per la semina e raccolta manuale del prodotto finale. Coltivano principalmente cereali, prodotti orticoli ma non il riso: le risaie non rientrano nella cultura moso, essendo la loro una comunità montana. Si praticano anche la pesca e la raccolta di una particolare pianta lacustre, e del suo fiore, che mangiano insieme alla carne o in zuppe: per queste attività, i Moso si servono di imbarcazioni scavate a mano da tronchi d’albero (attività di competenza degli uomini), senza motore. L’unica imbarcazione a motore presente sul lago è un natante con funzione di ambulanza, data l’impraticabilità della strada in determinati periodi dell’anno. La tessitura, praticata dalle donne, e l’oreficeria, praticata dagli uomini, sono tra le attività più diffuse. Negli ultimi anni, però, l’incremento del turismo ha permesso lo svilupparsi di altre attività commerciali. Principalmente sono sorti piccoli ristoranti e pensioncine a conduzione familiare, nei villaggi più facilmente raggiungibili. Il turismo porta benessere ma anche le prime avvisaglie di un divario economico tra le famiglie, prima inesistente. I Moso non lo incoraggiano, però va da sé che se una casa o un ristorante si affacciano sul lago, questi sono maggiormente richiesti dai turisti. Lo stesso dicasi per i villaggi: quelli prospicienti il lago sono preferiti a quelli situati più all’interno.

Il matrimonio. «I Moso si amano, ma non si sposano. Considerano il matrimonio come un attacco alla famiglia stessa». Con questa affermazione lapidaria, per il pubblico “occidentale” a cui si rivolge, Freeman ci conduce al centro della cultura moso, e della sua peculiarità principale. La cultura moso fa della separazione tra vita sentimentale e vita famigliare un principio irriducibile, l’unica eccezione concessa riguarda i funzionari di Stato, i quali hanno l’obbligo di contrarre matrimonio per fini istituzionali. Le relazioni tra uomo e donna avvengono nella più totale libertà sessuale, soprattutto da parte della donna: non esiste il concetto di proprietà della persona. Le loro relazioni affettive si basano sull’amore, sono disinteressate, non sono vincolate né da legame economico né giuridico, nella totale convinzione che non si costruisce su un sentimento così fragile come l’amore.
All’età di 13 anni avviene il passaggio alla vita adulta: la ragazza riceve il costume tradizionale, che indosserà da quel momento in ogni occasione di festa comunitaria. Riceve inoltre la chiave della “camera dei fiori”, dove porterà il suo innamorato. Anche il ragazzo riceve il costume tradizionale ma non la chiave. Nessun membro della comunità oserà infrangere la privatezza degli incontri amorosi: il rispetto della privacy è osservato da tutti. Quando due persone si piacciono, la donna conduce l’uomo nelle sua stanza dei fiori dalla quale, passata la notte, l’uomo se ne va. Per farvi ritorno il giorno dopo e quello dopo ancora. La segretezza accompagna la relazione fin quando non diventa stabile; a quel punto, la donna ne parla alla Dabu che per l’occasione prepara una cena a cui parteciperanno le donne anziane più vicine alla famiglia. Il legame tra i due innamorati è detto “unione itinerante” proprio per il suo carattere non fisso: è l’uomo a spostarsi nella casa della compagna e vi continua ad andare ogni notte finché c’è amore tra i due. Quando il sentimento si esaurisce, l’uomo torna a dormire nella sua casa materna.
L’assenza del matrimonio non ha conseguenze sulla comunità: non vivendo insieme, non ci sono contrasti. Le donne hanno il controllo del proprio corpo e della propria sessualità. I figli appartengono alla famiglia della madre, la loro educazione è affidata alla famiglia, i beni non sono in comune. I bambini non crescono con il padre biologico, anche se egli può vederli e stare con loro quanto vuole. Fino a poco tempo fa, i bambini potevano anche non sapere il nome del loro padre, ma con l’istruzione obbligatoria si è resa necessaria la paternità manifesta per poterli iscrivere a scuola. Questo fatto tuttavia, non è fonte di frustrazione nei bambini, che crescono nell’amore dei famigliari e in serenità.
L’infedeltà è anacronistica, dal momento che le coppie non si promettono mai niente a lungo. La violenza domestica non esiste, nessuno è proprietà di nessuno, si appartiene solo alla famiglia materna. La gelosia è derisa, anche pubblicamente: è un fattore culturale, non naturale. Ciò non vuol dire che tra i Moso non c’è violenza, ma questa è sporadica: si ha solo dove le coppie si sposano e coabitano. La violenza non viene occultata, ma è resa pubblica e la gestione del conflitto è regolata da una donna saggia: i Moso sono tolleranti. Sono gelosia e violenza che generano disordine, nella visione moso.

La maternità. Tutte le donne svolgono la funzione materna verso i figli delle sorelle. I bambini sono considerati la reincarnazione degli antenati, fino a tre anni stanno con la madre, poi si trasferiscono nella Meng Low e dormono con la Dabu fino ai 13 anni. La funzione di padre è svolta dallo zio materno. In una società matrilineare il padre naturale non ha alcun ruolo perché non è considerato consanguineo: la consanguineità ha valore sociale e culturale, più che biologico. Ma in nessun caso i bambini sono privati dell’affetto dei padri, né i padri dei figli. Concetti come “figlio illegittimo”, “complesso di Edipo” non esistono presso i Moso; se non ci sono discendenti maschili, si adottano maschi adulti. Anche le donne sono adottabili, ma devono avere una relazione stabile e a differenza dell’uomo, la donna adottata può diventare capofamiglia, Dabu, della famiglia adottiva.

Le istituzioni. Il capo villaggio è un uomo, il cui compito consiste nel coordinare le decisioni prese dalle Dabu. È un ruolo nominale. Nessun regolamento però impedisce alle donne di essere elette. È una donna ad aver meritato il titolo di “Regina dei Moso”. Proveniente da Chengdu e data in sposa al governatore locale si è adoperata per istruire i Moso e affiancando il marito nei vari incarichi governativi si è fatta portavoce dell’istanza della popolazione locale presso il governo centrale e ha continuato a farlo dopo la morte del marito fino all’età di 81 anni.

La religione e il culto dei morti. I Moso praticano una forma sincretica di Buddismo tibetano e dabaismo. La natura è sacra ed è femminile: ovunque si incontrano le bandiere di preghiera colorate, soprattutto nei luoghi più elevati e ventilati. Gamu è la montagna sacra ed è oggetto di culto. I Daba, preti sciamanici maschili, sono i custodi della religione antica e hanno il potere di liberare le donne dagli spiriti maligni: in una prospettiva armonica, rappresentano nella religione quello che le Dabu sono nella società. Più volte al giorno girano attorno ad uno stupa (monumento funerario) in senso orario facendo ruotare il mulinello di preghiera. I Moso sono una società spirituale, spesso si incontrano donne recitanti preghiere mentre percorrono avanti e indietro le strade del loro villaggio.
L’ultima diapositiva mostra una nicchia sulla montagna sacra di Shi Zhong Shan abitato dalla minoranza etnica dei Bai, dove la Yoni, una vulva gigante scolpita nella roccia su una base a forma di fiore di loto, è un luogo di culto antico, un inno all’origine della vita. Fine della presentazione.

Francesca Rosati Freeman, Benvenuti nel paese delle donne, XL edizioni, 2010, 200pgg. ill.


www.francescarosatifreeman.com

Fonte: Noi Donne.org

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Se un’amica mi dice che sta subendo violenza domestica

Riporto qui questo articolo molto utile.
Fonte: Lunanuvola’s blog

Cosa faccio se un’amica (una collega, una parente, una conoscente, una vicina di casa…) mi dice che sta subendo violenza domestica? Visto che spesso questa domanda mi viene posta durante i seminari che tengo su violenza/nonviolenza, ho pensato che forse anche qualche mia lettrice o qualche mio lettore si trova ora in una situazione simile. Ecco la risposta.
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ASCOLTALA: Dai all’amica la tua completa attenzione. Falle capire che hai compreso quel che è stato detto. Fai domande in modo e in tono rispettoso.

CREDILE: Credi a ciò che ti sta dicendo. Dai riconoscimento al fatto che aprirsi a te le ha richiesto una grande dose di forza e di coraggio. E’ raro che qualcuno menta in tema di violenza domestica.

CERCA DI CAPIRE: Sforzati di comprendere i pensieri, i sentimenti, le esperienze che lei ha scelto di dividere con te. Puoi dire cose del tipo: “Deve averti spaventato molto”, oppure “Mi dispiace tanto che questo sia accaduto”.

LEGITTIMA I SUOI SENTIMENTI E LA SUA FORZA: Nell’aprirsi a te, la tua amica ha appena compiuto un passo fondamentale nel maneggiare il dolore di una relazione violenta. E’ estremamente importante che tu dia valore sia ai sentimenti espressi sia alla forza che è stata necessaria per condividerli: “Sono contenta che tu lo stia dicendo a me”; “Grazie per la fiducia che hai in me”.

AIUTALA A FARE PIANI PER LA SUA SICUREZZA: E’ essenziale toccare il tema della sua sicurezza fisica. Puoi cominciare il dialogo così: “Sono preoccupata per la tua salute, la tua sicurezza, il tuo benessere. Possiamo parlare di come potresti tentare di essere più al sicuro?”

AIUTALA A CAPIRE CHE LA VIOLENZA NON E’ COLPA SUA: La tua amica potrebbe sentirsi in colpa per svariate ragioni. La nostra cultura reitera questo tipo di idee: 1) le donne determinano da sole il successo o il fallimento delle loro relazioni; 2) le donne hanno il compito di rendere felici gli uomini; 3) una donna può “cambiare” il comportamento di un uomo o “salvare” un uomo dal suo comportamento; 4) le donne sono da biasimare se il loro partner sceglie di abusare di loro. NESSUNA DI QUESTE IDEE E’ VERA. Aiuta la tua amica a cominciare a cancellare il senso di colpa, dicendole ad esempio: “Questo non dipende da te”; “Non è colpa tua”; “Non hai fatto nulla che meriti questo tipo di trattamento”.

SOSTIENI IL SUO DIRITTO DI CONTROLLARE LA SUA VITA: Potresti pensare di sapere cos’è meglio per lei, ma non aspettarti che segua i tuoi consigli. Ricordati che è lei ad essere in carico delle decisioni che riguardano la sua vita. Puoi dire, per esempio: “So che questa è una decisione che solo tu puoi prendere. Ma qualsiasi cosa tu decida di fare, ricorda che io sono al tuo fianco.”

FORNISCILE INFORMAZIONI UTILI: 1522, numero gratuito antiviolenza
C’è una Casa delle donne per non subire violenza, in città? C’è un numero verde antiviolenza? C’è un gruppo di auto-aiuto? Puoi chiamarli dapprima tu, se così la tua amica preferisce, per sapere che tipi di sostegno sono disponibili. Puoi anche suggerirle di farsi vedere da un medico, se la situazione lo richiede. (1522, numero antiviolenza. Il numero è attivo 24 ore su 24 per tutti i giorni dell’anno ed è accessibile dall’intero territorio nazionale gratuitamente, sia da rete fissa che mobile, con un’accoglienza disponibile nelle lingue italiano, inglese, francese, spagnolo, russo e arabo.)

PROTEGGI IL SUO DIRITTO ALLA PRIVACY: La tua amica ha scelto di aprirsi a te. Rispetta il suo diritto di parlarne con chi lei sceglie. Non riguarda te informare altre persone.

Maria G. Di Rienzo

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La verità sull’industria porno

Gail Dines, l’autrice di un nuovo libro esplosivo sull’industria del porno, parla del motivo per cui il porno non è mai stato una grande minaccia per le nostre relazioni.

Julie Bindel
The Guardian, Venerdì 2 Luglio 2010
Gail Dines
La sostenitrice anti-pornografia Gail Dines

L’ultima volta che ho visto parlare Gail Dines ad una conferenza a Boston, lei aveva commosso il pubblico fino alle lacrime con la sua descrizione dei problemi causati dalla pornografia, e aveva provocato ilarità con le sue acute osservazioni sui produttori porno stessi. Gli attivisti tra il pubblico erano nuovamente ispirati e gli uomini a questo evento si erano accodati per promettere il loro sostegno. La scena sottolineò il carisma di Dines e il fatto che, fin dalla morte di Andrea Dworkin (femminista americana), sia stata all’altezza del più difficile e interessante ruolo pubblico: la massima attivista mondiale dell’anti-pornografia.

Dines è inoltre una accademica tenuta in alta considerazione e il suo nuovo libro, Pornolandia: come il porno ha dirottato la nostra sessualità, è appena uscito negli USA ed è disponibile online.
Lo ha scritto per prima cosa per informare le persone su cosa sia veramente la pornografia oggi, afferma lei, e per mettere al bando qualsiasi nozione di questo come un “prurito innocuo”.
“Stiamo crescendo una generazione di ragazzi con porno violento e disumano e dato che sappiamo quale impatto abbiano le immagini sulla gente, questo avrà una profonda influenza sulla loro sessualità, comportamento e attitudine verso le donne”.

Il libro documenta la recente storia del porno, incluedendo i cambiamenti tecnologici che lo hanno reso accessibile sui telefonini, videogames e computer. Secondo la ricerca di Dines la diffusione del porno significa che gli uomini ne stanno diventando desensibilizzati e quindi alla ricerca di immagini sempre più dure, violente e degradanti. Persino l’industria del porno è scioccata da quanta violenza il pubblico vuole; alle conferenze della produzione porno a cui Dines ha partecipato, i realizzatori di tali pellicole hanno discusso sempre più frequentemente la tendenza per pratiche sempre più estreme. E l’età sempre più giovane del pubblico.
Ricerche di mercato condotte dai providers di Internet hanno trovato che l’età media di un ragazzo che vede per la prima volta un porno oggi è di 11 anni; uno studio dell’Università di Alberta ha dichiarato che un terzo dei ragazzi di 13 anni hanno ammesso di guardare porno; un sondaggio pubblicato dalla rivista Psycologies negli UK ha dichiarato che un terzo di adolescenti tra i 14 e 16 anni ha visto le prime immagini sessuali all’età di 10 o prima (l’81% di questi intervistati guarda online i porno a casa, mentre il 63% ha facile accesso dal telefonino.

“Ho riscontrato che prima l’uomo fa uso di porno”, afferma Dines,”più ha possibilità di avere problemi quando svilupperà relazioni intime con donne reali. Alcuni di questi uomini preferiscono il porno al sesso con un vero essere umano. Sono confusi, addirittura aggressivi, quando una donna non vuole o non ama il sesso pornografico”.

La cultura porno non colpisce solo gli uomini. Cambia anche il modo in cui le donne e le ragazze pensano ai loro corpi, alla loro sessualità e le loro relazioni,” dice Dines. “Ogni gruppo che ha lottanto per la liberazione sessuale capisce che le immagini dei media fanno parte della sistemantica disumanizzazione di un gruppo oppresso… maggiori sono le immagini porno filtrate nella cultura di massa, maggior numero di donne e ragazze vengono spogliate del loro status umano e ridotte ad oggetti sessuali. Questo ha un terribile effetto sull’identità sessuale delle ragazze perchè le deruba del loro desiderio sessuale”.

Le immagini sono diventate oggi così estreme che performance che non esistevano una decina di anni fa sono diventate comuni. Dallo studio di migliaia di film e immagini pornografici Dines dichiara che la performance ritratta più popolare su internet è la penetrazione vaginale, orale e anale da tre o più uomini allo stesso tempo; penetrazione doppia anale, doppia vaginale; una donna soffocata da un pene nella sua gola; e eiaculazione sul viso, sugli occhi e sulla bocca della donna.

“Pensare che così tanti uomini odiano le donne al punto di eccitarsi alla vista di tali vili immagini è alquanto grave. La pornografia è la propaganda perfetta del patriarcato. Il loro odio non lo troviamo così chiaro da nessun’altra parte”.

Nata a Manchester, Dines si è trasferita in Israele nel 1980, all’età di 22 anni, e presto entrò nel movimento femminista. Cambiò per sempre la sua vita un evento organizzato da un gruppo di innalzamento di coscienza femminile “Donne contro la pornografia ad Haifa”, durante il quale è stato proiettato materiale pornografica. “Ero allibita che gli uomini potessero fare tali cose o guardarle!” Da allora lei sapeva che avrebbe portato avanti questo tema.
C’erano due immagini dalla rivista Hustler che aveva trovato abbastanza scioccanti: un disegno di un edile mentre spingeva il martello pneumatico nella vagina di una donna e un altro dove una donna veniva nutrita direttamente da un tritacarne. “Ero da poco sposata e quella sera dissi a mio marito quanto fossi sconvolta e lui mi comprese. Se avesse detto che ero una puritana, penso che non sarei rimasta con lui”.

La coppia poi si trasferì negli USA nel 1986 e da allora Dines ha insegnato al Wheelock College di Boston dove è docente di sociologia e studi femminili e capa del dipartimento degli studi d’America.
E’ un po’ una voce solitaria nell’ambiente accademico. Accanto a quello che lei dice, una manciata di colleghi e gli studenti di adesso sono positivi nei confronti della pornografia e Dines pensa che questo è dovuto alla paura di essere considerati appartenenti alla destra religiosa e anche alla visione della pornografia che rappresenta e sostiene la liberazione sessuale.

“Molti liberali di sinistra adottano una visione che diche che i produttori porno non sono uomini d’affari ma sono lì solo per liberare la nostra sessualità da vincoli imposti”. Questa visione è stata ripresa nel film “Larry
Flynt: oltre lo scandalo”, dove il milionario produttore porno è ritratto come un uomo che lotta semplicemte per la libertà di parola. Dines contesta queste idee.
“Fidati, ho intervistato centinaia di pornografici e l’unica cosa che li eccita è il profitto”.

Come risultato della sua ricerca, Dines crede che la pornografia conduca gli uomini a commettere particolari atti di violenza contro le donne. “Non dico che un uomo guarda porno e dopo esce a stuprare, ma ciò che so davvero è che il porno dà il permesso ai suoi utenti di trattare le donne come vengono trattate nel porno.” In un recente studio, l’80% degli uomini ha detto che la cosa che vorrebbero fare di più è eiaculare sulla faccia di una donna; nel 2007, sul sito Jezebel.com sono apparsi molti commenti di donne che al loro primo appuntamento, con loro sorpresa, il loro partner aveva eiaculato sul loro viso senza chiederglielo prima.

I centri di violenza sessuale nelle università americane dicono che sempre più donne denunciano stupri anali, che Dines attribuisce direttamente alla normalizzazione di tali pratiche nella pornografia.

“Più il porno sessualizza la violenza contro le donne, pià normalizza e legalizza comportamenti sessuali violenti. Gli uomini imparano il sesso attraverso il porno e nel porno non c’è niente di più doloroso o degradante per una donna””. Dines dice anche che quello che lei chiama “childified porn” (porno con bambini) è significativamente aumentato in popolarità negli anni recenti, con quasi 14 milioni di ricerche per “teen sex” nel 2006, una crescita del 60% rispetto al 2004. Ci sono siti legali che mostrano immagini hardcore di donne estremamente giovani penetrate da uomini più grandi, con dichiarazione che affermano che tutti i modelli hanno 18 anni o più. Dines chiarisce che l’esposizione regolare a questo genere di materiale ha un effetto di far crollare il taboo del sesso con minorenni.

Recentemente ha intervistato un numero di uomini in carcere che hanno commesso stupri a danni di minorenni. Tutti erano abituali utenti di porno con bambini. “Quello che mi dissero è che erano stufi del solito porno e volevano qualcosa di nuovo, fresco. All’inizio erano sconvolti dall’idea di sesso con un bambino prepuberale ma dopo 6 mesi avevano tutti stuprato un bambino”.

Cosa dobbiamo ancora aspettarci da questa industria? “Nessuno lo sa, inclusi i pornografici”, dice Dines, “ma tutti vogliono qualcosa di più estremo e scioccante”. Da poco ha intervistato un noto pornografico, mentre il suo ultimo film andava in onda alle sue spalle. Era una donna penetrata analmente mentre era in ginocchio su una bara.

Secondo Dines, il miglior modo per affrontare l’aumento di porno su Internet è di innalzare il livello di consapevolezza del pubblico sui suoi contenuti veri e definirlo come un tema di salute pubblica mettendo insieme insegnanti, medici, attivisti, genitori e esperti di anti-violenza per creare materiale che informi il pubblico. “Come appunto chè stata una campagna anti-fumo, abbiamo bisogno di una campagna anti-porno che avverta la gente sui danni alla persona e alla collettività che crea”.

“I miti sulle persone che odiano il porno sono da sfatare per ottenere maggior sostegno dai progressisti,” continua, “Il presupposto che se una donna odia la pornografia è contro il sesso dimostra come questa industria sia riuscita a far coincidere il sesso con il porno”.

Le reazioni negative contro Dines e il suo lavorono sono ben documentate. Vari attivisti pro-porno postano accuse su di lei sui siti, dicendo che è motivata dai soldi, dall’odio per il sesso e che vittimizza le donne per sostenere la sua ideologia contro l’uomo. Salon.com ha riferito che la scrittrice erotica, Violet Blue, ha lanciato una campagna pro-porno per contrastare le conferenze anti-porno di Dines e colleghi. Dines è costantemente criticata dai pornografici nei loro giornali e siti e lei confessa che il college riceve delle lettere che attaccano il suo punto di vista dopo suoi interventi a pubblici eventi.

Si sente mai depressa per questo? “Mi rende sconfortata a volte, certo. Ma cerco di circondarmi di cose positive – i miei studenti, colleghi e la mia famiglia”.
Dice che il progetto è di sradicare la schiavità dagli USA, che era stato raggiunto nonostate ogni singola istituzione era equipaggiata per sostenerla e perpetrarla. Ciò che è in gioco è la natura del mondo in cui viviamo”, finisce Dines. “dobbiamo lottare per riaverla”.

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La Monogamia è morta?

Fonte: The Guardian
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Argomentazioni sul sesso: La monogamia è morta?
Quando le coppie sono insieme da molto tempo, cosa succede alla sfera sessuale? Visto dall’interno, i lettori hanno dato risposte sorprendenti, mentre Stuart Jeffries dà il via alla nostra speciale rubrica sul sesso chiedendo se la vita di coppia convenzionale segni inevitabilmente la fine della passione

Stuart Jeffries
The Guardian, Sabato 10 Novembre 2012

Al mondo ci sono circa 4000 specie di mammiferi ma solo qualche dozzina formano legami monogamici che durano tutta una vita. Per esempio, gli scimpanzè Bonobo del Congo evitano la monogamia perchè usano il sesso come un’attivita sociale per sviluppare e mantenere i legami con gli esemplari maschi e femmine. E così anche per gli esseri umani la monogamia è difficilmente la norma.
Il professore di relazioni familiari Roger Rubin riferisce che solo 43 su 238 società al mondo sono monogamiche. Nell’India meridionale molte donne Toda si sposano con diversi fratelli. In Nigeria le donne Abisi possono sposare 3 uomini in uno stesso giorno. Nella Turchia rurale, un uomo può avere più di una moglie con un compito diverso dall’altra. Addirittura nel nostro mondo occidentale la non-monogamia è in realtà la regola. Il che sembra pure sorprendente, data la morsa psico-sessuale del settimo comandamento (ricordate? Quello sul non commettere adulterio) delle culture Cristiano-giudaiche. Ma è la regola che non osa rivelare il suo nome. Negli USA il 60% degli uomini e il 50% delle donne hanno rivelato di avere un rapporto extra-coniugale.
Meg Barker, consulente familiare, sex therapist e docente universitario di psicologia alla Open University, lo vede come una forma di un’infedeltà segreta e nascosta più che qualcosa di apertamente riconosciuto da entrambe le parti.
Quindi dobbiamo dire che la poligamia o il poliamore sono attorno a noi ma socialmente non accettati. “E’ interessante”, scrive Barker nel suo nuovo libro Riscriviamo le regole: una guida integrativa all’amore, sesso e relazione, “noi accettiamo di voler bene a più di una persona (che siano figli, fratelli, sorelle o amici) ma quando parliamo di amore romantico o sessuale ecco che la maggior parte delle persone non riesce ad accettare che sia rivolto a più di una persona per volta.
Non ci sta dicendo di eliminare la monogamia, ma semplicemente di prendere coscienza che i rapporti monogamici a lungo termine come sono configurati ora non sono una grossa soddisfazione dei sogni giovanili quando i fallimenti sono dietro l’angolo. In tali circostanze, la sola monogamia non può sopportare il peso di queste aspettative.

Dovremmo dunque aggiustare i nostri parametri? Dovremmo perseguire quello che i consulenti familiari chiamano il poliamore? Il sesso ha un peso sulla salute di una relazione duratura? Si fa bene a troncare?

“Sempre più spesso cerchiamo molte cose in un’unica cosa – questa è la monogamia”, dice Barker. Perchè? “Perchè siamo sempre più disgregati, il lavoro è diventato precario, i legami sociali sempre più deboli e c’è un declino per la religione, quindi ci aspettiamo di ottenere tutto quello che ci manca da un’unica persona”.
Peccato che sia veramente impossibile. Nel suo libro Accoppiamento in cattività: riconciliare l’erotico con il coniugale, la psicologa Esther Perel distingue tra relazioni tiepide e calde. La prima include assoluta franchezza, unione, uguaglianza e, possibilmente, una buona divisione di doveri
tra prendere i bambini da scuola e pulire il bagno. La seconda include invece un gioco di poteri non-politically correct e feticismi come parte integrante di una soddisfacente vita sessuale. Può, dunque, una relazione essere tiepida e calda allo stesso tempo? Sembrerebbe impossibile.

Una buona intimità può stare con una sessualità bollente? Chiede Perel. Di nuovo impossibile: non sono regole diverse, sono sport diversi.
La felicità coniugale non era così conflittuale una volta, dibatte Alain de Botton nel suo nuovo libro “Come pensare (di più) il sesso”. Prima che la borghesia introducesse l’idea del matrimonio basato sull’amore nel XVIII secolo – continua – le coppie si sposavano perchè avevano raggiunto l’età giusta, pensavano che loro potessere sopportare la vista l’uno dell’altro, cercavano di non offendere le famiglie e i vicini, avevano pochi beni da proteggere e volevano costruire una famiglia.
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La nuova concezione di felicità coniugale basata sull’amore, tra persone che sono state stimolate dall’apparenza dell’altro e che vogliono leggersi poesi al chiaro di luna e che ardono di fondersi in un’unica anima, ha cambiato tutto questo.
Nell’ultimo periodo le aspettative sessuali sempre più alte hanno reso necessario che l’eccitamento fisico e il sesso iniziale conintuinino durante gli anni della relazione monogamica – anche se, francamente, il più delle volte preferiresti startene in pace sul divano piuttosto che strappare la lingerie del partner con i tuoi denti.

Così la monogamia è finita per essere la somma di due parti eguali – una parte che spinge a rinviare continuamente le buone intenzioni e l’altra è una languida nostalgia per tempi quando “si stava meglio”. Se mai lo sia stato.

De Botton approva gli eroi ignorati della monogamia, scrivendo “che una coppia che guarda evolvere la propria vita dall’interno della loro gabbia matrimoniale, senza ascoltare gli impulsi sessuali che arrivano dall’esterno, è un miracolo della civilazzione a cui dovrebbero essere entrambi grati ogni giorno. I coniugi, che rimangono fedeli l’uno all’altro, dovrebbero riconoscere la portata del loro sacrificio per il loro amore e i loro figli e dovrebbero sentirsi orgogliosi del loro valore”.

Certamente ricordiamo che non tutte le coppie monogamiche tra persone di mezza età hanno figli, o appartengono alla classe media o sono eterosessuali. Comunque meritano una medaglia come spiega De Botton.

Inoltre lo stesso De Botton consiglia che delle scappatelle extra-coniugali sarebbero necessarie. Questo è un altro pensiero condiviso da altri vivisezionisti di questa malattia moderano, la monogamia.
L’ex sociologa della London Scholl of Economics Catherine Hakim spiega quanto segue nel suo ultimo libro, The New Rules:Internet Dating, Playfairs and Erotic Power (Le nuove regole: siti di incontri online, tresche alla luce del sole e potere erotico). Il fatto che mangiamo pranzo e cena quasi sempre con il nostro coniuge a casa non esclude affatto la possibilità di mangiare fuori al ristorante per assaggiare cucine e sapori diversi con amici o colleghi. Chiunque rifiuti un approccio fresco verso il matrimonio e l’adulterio, con tutta una serie di nuove regole, non riesce a riconoscere i benefici di una vita sessuale rivitalizzata fuori dalle mura domestiche”.

Se tu sei una donna di 45 anni o un uomo di 55 anni, dovresti smettere di leggere questo articolo all’istante! questo è il tuo momento migliore per avere una relazioncina. Dovresti trovarti un amante per la pace del tuo matrimonio. O come vuoi chiamare la tua vita coniugale.

Hakin cita due economisti che hanno stimato che la frequenza sempre più alta di rapporti extraconiugali da una volta al mese ad una volta alla settimana sarebbe l’equivalente di 32,000 £ di felicità in un anno. David Blanchflower e Andrew Oswald hanno anche stimanto che un matrimonio durevole fornisce l’equivalente di 64,000 £ all’anno. “Se poi tu aggiungi i due insieme, una scappatella con molto sesso e un matrimonio longevo, ottieni la ricetta per molta felicità”, conclude Hakim.

Comunque questa visione sommaria fin troppo ottimistica della felicità sessuale funzionerebbe soltanto se tu non proferissi parola sulla tua trasgressione. “Sono felicemente sposata e spero che se il mio partner avesse un’avventura, fosse almeno così discreto in modo che io non me ne accorga”, ha confessato Hakim a Jane Grvey della BBC Radio 4 alla trasmissione “L’ora della donna”.

Quindi la Hakim non raccomanda una relazione coniugale aperta. Al contrario, lei ha dei seri dubbi. “Tutta la letteratura che ho letto mi ha mostrato che sono imposte dagli uomini sulle donne o da uomini promiscui sui loro partney omosessuali”.

Invece, Hakim mi dice che se tu hai un’avventura, devi giocare secondo le regole francesi. “La prima è tieni sempre tutto segreto e non scoprirti troppo da imbarazzare il tuo partner. La seconda è non iniziarla con qualcuno del tuo entourage (vicini, amici, colleghi ecc) dove il rischio sarebbe altissimo”.

E gli altri rischi? cosa succederebbe se il sig. Hakim sussura con volutta il nome della sua amante nel talamo nuziale, mentre la sig.ra Hakim se ne sta seduta con la schiena dritta a guardarlo sottecchi? Almeno una riduzione di 64,000 £ di felicità, suppongo.

Il punto più serio della Hakim è che le relazioni senza sesso sono insostenibili senza uno sfogo sessuale. La risposta degli europei a questo enigma è un’infedeltà nascosta. Questa è la ragione principale del successo improvviso di siti di incontri su Internet che si concentrano su coppir che cercano avventure.

“Solo due quinti degli Italiani afferma che le scappatelle sono inaccettabili. Un quarto degli spagnoli non ritengono importante la fedeltà sessuale. La maggioranza dei francesi – i 2/3 degli uomini e metà delle donne – pensa che l’attrazione sessuale porti inevitabilmente all’intimità. L’incidenza delle scappatelle è segnalata da tali attitudini di tolleranza”.

Meg Barker, per esempio, è scettica sull’inganno che tale tolleranza implica. “Perchè mai l’inganno è visto come una cosa positiva? La risposta è comunicare. Oggi esistono cose come la cultura degli incontri, gli amici di letto, relazioni aperte e moltissime possibilità poliamorose. Sono tutte cose atte alla negoziazione”.

Ciò che fa la Hakim, infatti, è sostenere una delle vecchie cattive abitudini della monogamia che la Barker cerca di buttare e cioè che che le regole non dovrebbero essere esplicitamente discusse o negoziate.

La Barker al contrario trova nelle regole non definite della monogamia uno spazio per confusione circa quello che è permesso in una relazione. “Una persona può pensare che è del tutto normale rimanere amico/a di un ex-partner. Un’altra può pensare che è naturale flirtare o avere sesso con un’altra persona. Ancora un’altra può pensare che non c’è niente di male a guardare porno. Quello che è importante è comunicarlo in modo tale da sapere cosa l’altro si aspetta”.

Quanto è importante il sesso in una relazione duratura? Barker dice che molte coppire che vengono da lei cercando una terapia sessuale si aspettano che lei gli insegni come avere lo stesso sesso da urlo che loro avevano all’inizio della relazione o che non hanno mai vissuto. “Il sesso è il nostro unico indice delle condizioni di salute della relazione. In questo modo il sesso diventa questo imperativo. Il sesso è ritratto come se il tuo partner dovesse sapere cosa senti e rispondere perfettamente ad ogni situazione nella quale tu ti trovi”.

Questa supposizione che il sesso sia la causa e la soluzione ad ogni problema relazionale è molto diffusa nella cultura popolare. Nel film recente “Hope springs” (Il matrimonio che vorrei), per esempio Meryl Streep e Tommy Lee Jones recitano le parti di Kay e Arnold, una coppia anni ’60 che si avvicina al terapeuta Steve CArrell) perchè Kay è preoccupato della mancanza di intimità e di sesso nella loro relazione. “Il terapeuta sembra supporre che Kay e Arnold debbano riappropriarsi della loro vita sessuale, piuttosto che esplorare a fondo se fosse questa la cosa che loro volevano e, se fosse stato così, perchè fosse così importante e i diversi possibili modi di farlo”, dice la Barker.

Quando Arnold non riesce ad avere un’erezione, Kay arriva alla conclusione che lui non la trova attraente. Dopo, quando loro hanno un rapporto con penetrazione, i loro problemi sono risolti. La penetrazione è vista come sesso vero e proprio e il sesso è visto come un pene eretto con eiaculazione finale”, prosegue Barker. “Non c’è una visuale del sesso focalizzata sul piacere di Kay o la possibilità di trovare piacere non solo con i loro genitali. Inoltre, l’ erezione è identificata con l’attrazione quando questi due aspetti possono o non possono essere messi in relazione.”

Più o meno. Lei sta dicendo che è normale non avere sesso in una relazione duratura? “Per alcune coppie potrebbe funzionare, ma non per altre. Una possibilità che ho inserito nel libro è fare una lista di “Sì, NO, FORSE” di tutte le pratiche sessuali che conoscono e se gli interessano. Potrebbe aiutarli”.

La Barker consiglia periodi di solitudine per trovare cosa si vuole da una relazione – o se vuoi uscirne.

Il sesso potrebbe non essere il problema più grande in una relazione duratura. “Uno dei più grandi problemi in una relazione è che può essere basata su qualcuno che ti avvalora, che ti completa attraverso il consenso. Per questo in una relazione si ha l’idea che il partner sia un salvatore o un consigliere. Come nel libro “Le 50 sfumature di grigio” – l’uomo a pezzi che ho reso migliore. Curare l’altro in questo modo o curare se stessi è trattare una persona come una cosa. Questo è sempre un errore. Se sei in una relazione da molto tempo è ancora più difficile sostenere questi ruoli”.

Infatti, la Barker trova che un sacco di coppie arrivano da lei per terapia quando questi ruoli hanno iniziato a franare. “La sfida, dunque, è ricostruire la relazione senza questi ruoli”.

Complicato come riparare una barca in mezzo al mare. Ma non impossibile. “La monogamia non è un’opzione semplice. Ci sarà sempre un sacrificio perchè c’è una lotta tra libertà e possesso. E fin dall’inizio non sai veramente quanto tu sia preparato a sacrificare per l’altro o se sei veramente preparato a fare qualsiasi sacrificio.”
Freud scrisse di questo nel libro “Civilizzazione e le sue insoddisfazioni” nel 1929: la civilizzazione, pensò, è un compromesso tra la sicurezza e la libertà. Ci barcameniamo tra le due sponde, disincatati. E avanti noi andimo, mirando ad un equilibrio perfetto senza però raggiungerlo. La monogamia è simile.

La Barler raccomanda che noi abbandoniamo le vecchie regole della monogamia per abbracciare l’insicurezza, giudando le nostre relazioni attraverso la creatività di negoziazioni. In questo modo le relazioni sarebbero migliorsi se non perfette.

Questo risuona anche nel libro “Monogami” di Adam Phillips: “tutti i profeti della vita erotica sono falsi profeti perchè ogni coppia deve inventarsi la proprio sfera sessuale. Non è fare l’amore se lo si è pensato troppo a tavolino”.

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Tokelau: la prima nazione fotovoltaica del mondo

Il progetto ha un costo di 7,5 milioni dollari ed è stato finanziato da ministero degli esteri e del commercio della Nuova Zelanda

Tokelau è un territorio semi-indipendente della Nuova Zelanda con 1.460 abitanti che vivono sui 10 km2 di tre atolli corallini (Atafu, Fakaofo e Nukunonu) spersi nell’Oceano Pacifico meridionale, a circa 480 km dalle isole Samoa, potrebbe diventare la prima nazione del mondo ad energia solare.

I tre atolli di Tokelau stanno gradualmente eliminando l’alimentazione a gasolio che fornisce energia elettrica alle isole, sostituendo i generatori inquinanti con oltre 4.000 pannelli solari. I lavoratori stanno per terminare la conversione al solare dell’atollo di Fakaofo con 1.584 moduli solari e tutte le batterie sono a posto. Le altre isole sono a metà del percorso e ad Atafu e Nukunon tutti i pannelli dovrebbero essere installati entro settembre.

Un team della neozelandese Kiwi PowerSmart Solar sta lavorando sui tre atolli tropicali dove il sole splende tutto l’anno ed ora l’energia fotovoltaica avrà un ruolo centrale nell’economia di questa minuscola nazione che ha una propria lingua. Il progetto ha un costo di 7,5 milioni dollari ed è stato finanziato da ministero degli esteri e del commercio della Nuova Zelanda, la piccola comunità di Tokelau ha accolto bene la novità: «Sarà un cambiamento incredibile dall’ utilizzare combustibili fossili – ha detto Foua Toloa, il ministro dell’energia di Tokelau- Non solo evitiamo le spese, ma anche portarli qui è pericoloso ed un eventuale sversamento interesserebbe l’ambiente».

Le Toukelau ogni anno consumano più di 2.000 barili di diesel per produrre energia elettrica, per un costo di oltre un milione di dollari, circa 715 dollari a persona,.. Una cifra enorme per una nazione che ha ricavi annui per 500.000, dollari, un bilancio statale di 2,8 milioni di dollari e con un potere d’acquisto pro capite di un po’ più di 1000 dollari. Dean Parchomchuk, un ingegnere della Kiwi PowerSmart Solar, spiega che «Ad oggi si affidano al gasolio per tutte le loro esigenze e doveva essere importato, fanno affidamento su generatori che hanno grossi problemi».

Il direttore della New Zealand Powersmart Solar, Mike Bassett, è convinto che sul medio periodo i pannelli consentiranno un notevole risparmio: «Ci aspettiamo che questo sistema si rimborsi da solo in cinque anni e che abbia una vita di 20 anni prima che sia necessario alcun tipo di manutenzione significativa.

FONTE : greenreport.it

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Matrimonio…


Raramente il matrimonio è l’unione armoniosa di due individui che si trovano nella stessa condizione di cuore. Di solito non è altro che un bisogno di finire e un desiderio di cominciare che s’incontrano.
Louise-Victorine Ackermann Choquet, Pensieri di una solitaria, 1882

Non potendo sopprimere l’amore, la Chiesa ha voluto almeno disinfettarlo, e ha decretato il matrimonio.
Charles Baudelaire, Il mio cuore messo a nudo, 1859-66 (postumo, 1887-1908)

Il matrimonio è un’istituzione per la paralisi dell’istinto sessuale.
Gottfried Benn (Fonte sconosciuta)

Matrimonio. Lo stato o condizione di una piccola comunità, costituita da un padrone, una padrona e due schiavi; in tutto due persone.
Ambrose Bierce, Dizionario del diavolo, 1911

Nella vita coniugale, l’essenziale è la pazienza. Non l’amore: la pazienza!
Anton Čechov, Il duello, 1891

Le nozze vengono dopo l’amore come il fumo dopo la fiamma.
Nicolas de Chamfort, Massime e pensieri, 1795 (postumo)

Il matrimonio non è il piacere, è il sacrificio del piacere, è lo studio di due anime che d’ora in poi dovranno per sempre accontentarsi l’uno dell’altro.
Paul Claudel, Il padre umiliato, 1920

Per me, un matrimonio felice è l’unione di un uomo sordo con una donna cieca.
Samuel Taylor Coleridge (attrib. anche ad Anton Čechov – Fonte sconosciuta)

Il corteggiamento sta al matrimonio come un prologo molto spiritoso a una noiosa commedia.
William Congreve, Il vecchio scapolo, 1693

Quello che conta nel matrimonio è litigare in armonia.
Anita Ekberg

Spesso, il matrimonio non è che il coronamento di un errore.
Roberto Gervaso, Il grillo parlante, 1983

Il matrimonio c’insegna molte cose. Soprattutto che potevamo farne a meno.
Roberto Gervaso, La volpe e l’uva, 1989

I matrimoni riusciti si fondano più sulle bugie ben dette che sulle reciproche fedeltà.
Roberto Gervaso, La volpe e l’uva, 1989

Le gioie del matrimonio finiscono col matrimonio.
Roberto Gervaso, La volpe e l’uva, 1989

Forse i matrimoni migliori sono quelli fra persone di mezza età. Quando si superano tutte le stupidaggini e ci si accorge che ci si deve amare l’un l’altro perché si sta scivolando verso la morte.
Erica Jong, Paura di volare, 1973

La camera matrimoniale è la convivenza di brutalità e martirio.
Karl Kraus, Di notte, 1918

Buoni matrimoni ce ne sono, ma deliziosi no.
François de La Rochefoucauld, Massime, 1678

Uno dei principali vantaggi del matrimonio è quello di rifilare alla moglie una visita insopportabile.
Georg Lichtenberg, Aforismi, 1766/99 (postumo 1902/08)

Se i coniugi non vivessero insieme, i buoni matrimoni sarebbero più frequenti.
Friedrich Nietzsche, Umano, troppo umano, 1878

Un matrimonio si dimostra buono se sopporta per una volta un’eccezione.
Friedrich Nietzsche, Umano, troppo umano, 1878

Nessuna donna fa un matrimonio d’interesse: tutte hanno l’accortezza, prima di sposare un milionario, d’innamorarsene.
Cesare Pavese, Il mestiere di vivere, 1935/50 (postumo 1952)

Il matrimonio spesso può essere un lago tempestoso, ma il celibato è quasi sempre uno
stagno fangoso.
Thomas Love Peacock, Melincourt, 1817

Nel migliore dei casi la monogamia è il desiderio di trovare qualcuno con cui morire; nel peggiore è una terapia contro il terrore di essere vivi.
Adam Phillips, Monogamia, 1996

Matrimonio: solitudine a due.
Charles Régismanset, Nuove contraddizioni, 1939

È molto vero che la concordia è madre del matrimonio, ma il matrimonio è padre della discordia.
Salvator Rosa, Il teatro della politica, ca. 1669

Due soli giorni felici toccano a colui che prende moglie, quel delle nozze e quello del funerale.
Salvator Rosa, Il teatro della politica, ca. 1669

Si è mal disposti al matrimonio quando non si possiede la stoffa di un despota o di uno schiavo.
Jean Rostand, Il matrimonio, 1927

Per un uomo, il matrimonio significa rinunciare a quattro su cinque dei cassetti del comò; per una donna, rinunciare a quattro su cinque delle sue opinioni.
Helen Rowland, Reflections of a Bachelor Girl, 1909

Ci sono soltanto due età durante le quali un uomo si affaccia all’altare senza fremere; a venti, quando non si rende conto di ciò che sta facendo − e a ottanta, quando non se ne cura.
Helen Rowland, A Guide to Men, 1922

Matrimonio o l’amore in conserva.
Camillo Sbarbaro, Fuochi fatui, 1956

Il matrimonio sarebbe una soluzione perfetta se il sesso alla lunga non diventasse scialbo e la compagnia non di rado cattiva.
Giovanni Soriano, Finché c’è vita non c’è speranza, 2010

Il matrimonio è simile alla vita in questo, che è un campo di battaglia, non un letto di rose.
Robert Louis Stevenson, Virginibus Puerisque, 1876

Il matrimonio è un tentativo di mettersi in salvo in un mondo dove non esiste salvezza.
John Updike (Fonte sconosciuta)

Il giusto fondamento del matrimonio è l’incomprensione reciproca.
Oscar Wilde, Il delitto di Lord Arthur Savile, 1891

L’unica attrattiva del matrimonio è quella di rendere una vita di inganni assolutamente necessaria.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray, 1891

C’è una sola cosa peggiore di un matrimonio senza amore: un matrimonio in cui c’è amore, ma da una parte sola.
Oscar Wilde, Un marito ideale, 1895

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Lettera di forza alle donne

(per tutte quelle donne che passeranno dal mio blog, per leggere, commentare, sbirciare, trovare un po’ di forza e condividere i loro stati d’animo, un pensiero per tutte quante voi!)

Cara donna, io so che la forza è dentro di te. Tu sai essere…
….forte quando hai un peso grosso sulle spalle però non smetti di tendere la tua mano a chi ne ha bisogno
….forte quando ti sembra che non ci sia più speranza eppure tu credi ancora che tutto possa sistemarsi per il bene
….forte quando consegni il tuo cuore e ti viene restituito a pezzi ma tu continui a credere nell’amore
….forte quando ti ammali ma tu speri, e speri, che il tuo corpo ce la possa fare
….forte quando combatti per i tuoi figli come solo una madre sa fare
….forte quando vieni lasciata in disparte da tutti e ti lecchi le ferite da sola, per riprenderti e risorgere
….forte quando piangi, e piangi, fino a far ritornare sul tuo viso il sorriso
…forte quando gli anni passano e tu cerchi nuove risorse dentro di te, per rinascere ancora
…forte quando non sai più chi sei e inizi a scavare, e a scavare, per ritrovare i pezzetti di te stessa
…forte quando sogni e continui a credere al tuo sogno, contro tutti i pronostici a sfavore, perchè è la tua creatura
….forte quando ti senti diversa da tutti gli altri ma hai il coraggio di mostrarlo, camminando a testa alta, senza mai smettere di credere in te stessa
….forte quando nonostante le burrasche della vita sai che accanto a te c’è sempre la tua anima….

La forza è dentro di noi, nel nostro femminile.

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Anne, un corpo per combattere

Anne Grethe Solberg
L’ex marito le ha sparato, tentando di ucciderla: ha perso un braccio e la completa mobilità dell’anca
LAURA PREITE (La Stampa)
Imparare a correre piuttosto che a camminare. Per Anne Grethe Solberg è stato più facile così, dopo che l’ex marito le ha sparato, tentando di ucciderla e suicidandosi poco dopo.

Solberg è norvegese, ha 54 anni e vive ad Oslo. Nel 2006 incontra l’allora marito da cui è già separata da tempo, per firmare le carte del divorzio. Ma per lui è un passo inaccettabile e decide di tirare fuori un fucile e sparare. Lui muore, lei si salva, anche se perde il braccio sinistro e la mobilità completa dell’anca.

«Era il 20 agosto 2006, due anni che eravamo separati e il mio ex marito mi ha chiesto di incontrarlo per firmare i fogli del divorzio. Andava avanti e indietro in cucina, bevendo caffè, vedevo che era molto agitato. Gli ho detto che mi sarei occupata di tutta la parte burocratica e sono andata verso di lui, l’ho abbracciato dicendogli che ci saremmo rincontrati presto. Ma lui mi ha risposto che no non ci saremmo rivisti. Allora ha preso da dietro la porta della cucina un fucile e me l’ha puntato contro. Ho incominciato a gridare, ’ti prego non spararmi’, ho cercato di correre, ma fuori dalla porta, in giardino, mi ha sparato all’anca e poi una seconda volta al petto».
Un vicino chiama la polizia, arriva l’ambulanza dopo pochi minuti e Solberg si risveglia in ospedale, senza un braccio e sola: «E’ stata dura. Avevo perso molto sangue, hanno cercato di salvarmi il braccio ma era molto infettato e quando hanno pulito la ferita non c’era nulla da fare, hanno dovuto tagliarlo per salvarmi la vita». Ha subito quindici operazioni all’anca: «Mi sono sentita molto sola e depressa. E lì ho realizzato di essere completamente sola. Un pensiero che però mi ha dato forza, siamo tutti soli al mondo, nasciamo, viviamo e moriamo soli. Improvvisamente ho ritrovato la forza, ho pensato che avevo davvero l’opportunità di riprendermi».

La corsa è la mia medicina
La corsa diventa lo strumento di guarigione per Solberg. La prima maratona è quella di New York nel 2010, l’ultima quella di quest’anno a Berlino. A causa della ferita all’anca camminare è difficile. Nei luoghi affollati, quando non può correre, deve andare in carrozzina: «Ho dovuto rimparare a camminare. Dal primo minuto in cui ho realizzato quello che succedeva ho guardato sempre il lato positivo ed ero così riconoscente per essere ancora viva. E’ stato un caso perché avevo perso molto sangue. Una volta durante una sessione di allenamenti ho scoperto che sarebbe stato molto più facile correre invece che camminare».
Curata dal servizio pubblico in tutta la fase della sua malattia ha seguito una terapia psicologica cognitiva, collettiva e individuale una volta a settimana: «Il mio corpo è diventato lo strumento per realizzare le cose che voglio, per questo devo continuare ad allenarmi, per essere forte e poter continuare a fare il mio lavoro». Consulente strategico per le imprese ha vinto l’International consulting award per il suo impegno nel promuovere team misti (composti da uomini e donne) nelle imprese, favorendo in questo modo, spiega Solberg, la competitività e i talenti migliori. Ha anche partecipato come speaker alla Win conference, incontro internazionale che si è svolta a Roma la scorsa settimana.

“Quando è finita è finita”
Solberg non vuole parlare della relazione con l’ex marito, “Ho deciso molto presto, quando ero ancora in ospedale, che non mi sarei mai domandata perché è successo, come sia stato possibile, anche per rispetto dei figli del mio ex compagno”. Ma è diventata un simbolo della lotta alla violenza contro le donne e ai femminicidi. È consulente per il governo norvegese sulla tematica ed ha partecipato al progetto internazionale sulla violenza del fotografo argentino Walter Astrada, insieme a donne del Bangladesh, del Congo, dell’India. “La Norvegia è in cima alle statistiche per violenza durante le separazioni – continua -. Le donne hanno le stesse opportunità e status economico degli uomini, è facile per loro chiedere il divorzio, e questo è un bene. Ma aumenta la conflittualità perché alcuni uomini in Norvegia credono di poter possedere una donna. E’ una convinzione datata ma c’è”. Cosa fare allora per fermare questo tipo di conflitti? “La prima cosa importante da fare è accettare che al conflitto non c’è soluzione, che il divorzio, dopo che si è provato ad aggiustare il rapporto, è la cosa giusta da fare. Se una delle due parti vuole divorziare bisogna rispettarla e la donna deve trovare il coraggio di andare via. Bisogna essere forti, chiudere le porte alle relazioni che non funzionano, se ne apriranno delle altre”.

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Ritorno alla Terra

Sempre più persone si stanno finalmente riavvicinando alla terra, ai ritmi naturali e al contatto con la natura.
Nei giornali vi sono sempre più notizie di persone stanche di questa civiltà malata dedita al soldo e allo stress psico-fisico e che, scappando, trovano rifugio nell’unica cosa reale a cui apparteniamo, la Natura.
Ogni volta che mi imbatto in questi articoli, ho un sospiro di sollievo. E mi sento meno sola nella mia scelta di abbandonare (per quanto possibile) il modo di vivere occidentale, contrimbuendo in vari modi a rispettare sempre di più il nostro pianeta, a cui dobbiamo la nostra esistenza.
Ecco alcuni esempi:

http://america24.com/news/negli-usa-sempre-pi-giovani-laureati-scelgono-la-vita-contadina

http://lastampa.it/2012/09/28/societa/la-nuova-agricoltura-ha-un-futuro-rosa-2tdIgoo9BzQsUYSv3VEldJ/index.html

http://edizioni.lastampa.it/novara/articolo/lstp/18113/